Oggi facciamo una breve chiaccherata con AKO, Rapper della città di Oristano.
D – Iniziamo con una domanda abbastanza insolita durante un intervista. Se ti chiedessi
cosa vorresti mangiare in questo momento, cosa sceglieresti?
A – Sono un amante della carne, da sempre. Il mio piatto preferito è sicuramente la pancia grossa di cavallo, rigorosamente al sangue, con aglio e prezzemolo tuttavia stavolta vorrei andare su un primo che amo tanto ovvero gli spaghetti alle vongole con un po’ di bottarga sopra che cerco sempre di accompagnare con un panorama vista mare.
D – Ho avuto modo di notare, in questo periodo soprattutto, quanto la moda si sia radicata,
e abbia preso sempre più spazio nel mondo della musica indistintamente dal Rap o dalla
Trap, con una particolare attenzione alla scelta dei capi da indossare, quali sono quelli che caratterizzano di più il tuo stile e perché?
A – Partiamo dal fatto che adori le scarpe a stivaletto con trame coloratissime e originali, ti faccio un esempio: tra le mie tantissime Vans ne ho un paio coloratissime con la punta a scacchi e i lati con un hamburger stilizzato e ovviamente non posso non citare le mie Nike Blazer zebrate (ne ho una versione bianca e nera e una dorata e nera). Ultimamente questa fissa si è trasferita anche sulle calze: ne ho addirittura un paio con la gioconda, con i quadri di Van Gogh, con la Venere di Botticelli e anche un paio con i mostri che mangia Pac-Man. Quindi, ricapitolando, se mi dovessi
incontrare in giro, la prima cosa che dovresti assolutamente fare è guardare le scarpe e le calze che indosso!!
D – Sei stato impegnato ultimamente con il tuo ultimo (disco/video), quali sono state le
soddisfazioni maggiori che ti ha dato?
A – Essere riuscito ancora una volta a stupire il mio pubblico. Lo dico senza presunzione ma questa è una cosa che credo mi caratterizzi particolarmente: ogni mio nuovo disco è totalmente diverso da quello precedente sia per contenuti che per sonorità e riesce sempre a lasciare sorpresi e stupiti tutti. Ho lavorato con beatmaker francesi, americani, tedeschi e mi sono tolto anche la soddisfazione di avere una produzione di Dj Fastcut all’interno del disco. Stavolta, con “Vado o Resto”, ho deciso di focalizzare l’attenzione sulla musica e ho promosso traccia per traccia ogni singolo con un artwork dedicato che veniva affiancato da un video in cui raccontavo la traccia con qualche aneddoto ed è stata una promo davvero vincente perché mi ha permesso di farlo scoprire piano piano e non farlo “morire” nel giro di qualche settimana come purtroppo oggi accade con i dischi della maggior parte degli artisti.
D – Avresti qualche news da dirci in anteprima in vista di qualche nuovo progetto, per i
nostri amici che seguono DirtyQuestions?
A – L’esperienza con i produttori internazionali mi è piaciuta talmente tanto che sono in contatto con nuovi ragazzi che in queste settimane mi stanno inviando i provini delle strumentali su cui scriverò le nuove tracce. Non ho ancora chiaro il tiro che vorrei dare ai nuovi pezzi perché sono influenzato da talmente tante sfumature musicali che mi piacerebbe provare di tutto tuttavia credo che cercherò di sorprendere me stesso e chi mi ascolta ancora una volta optando per la soluzione più giusta per il periodo storico (musicale) che stiamo vivendo. Nel frattempo prometto di non sparire totalmente!!
D – In questi anni, hai avuto modo di esibirti in vari luoghi della Sardegna, ma se dovessi
chiederti di scegliere un tuo live, qual è quello che ti è rimasto più impresso e per quali motivi?
A – Credo che uno dei live che porterò sempre nel cuore sia quello del 2007, allo Spazio Rosso di Sassari (che ormai ha chiuso da parecchio tempo), in cui io e il mio gruppo avevamo vinto un contest a cui avevano partecipato tantissimi gruppi della scena di quegli anni. Noi eravamo tra i più piccoli e avevamo quella fame e quella voglia di prenderci tutto che oggi vedo sempre meno negli occhi di chi si avvicina a questo mondo dove ormai conta solo l’immagine che ti sei creato dietro il tuo profilo Instagram perdendo completamente di vista l’obbiettivo principale: sapere rappare!! Tutta l’aggregazione e i momenti di scambio di quel periodo mi hanno formato sia musicalmente che umanamente ed essere cosciente che ormai tra le nuove generazioni queste realtà sono andate perse mi dispiace parecchio. Nel mio piccolo sto cercando di trasmettere tutti questi valori a dei ragazzi che fortunatamente hanno questa fame negli occhi e rappano da paura . Quindi, se mi permettete la svirgolata finale dalla domanda, vi consiglio di aggiungere alla vostra playlist su Spotify questi tre giovani campioni made in Sardinia: Come Vuoy, Orlee, Frizz.
“Bella per Made che spinge e supporta questo movimento da anni. Un saluto a tutto lo staff. Ci vediamo in giro.“
