Dirtyquest?ons incontra Bujumannu

Oggi intervistiamo Simone Pireddu, in arte Bujumannu, artista a tutto tondo di Serramanna e cantate dei Train To Roots.

D – Per iniziare una domanda inusuale di rito: partiamo dal cibo, che cosa ti piace mangiare o meglio che cosa vorreste ordinare ora se fossi seduto da qualche parte?

B – Bella domanda, penso che il rituale del mangiare sia una delle cose più belle ed importanti della vita. Sopratutto mangiare coi nostri cari o in compagnia degli amici, a volte anche in compagnia di perfetti sconosciuti ha il suo fascino. Guardarci negli occhi, tutti in cerchio, chiacchierare, raccontarci i sogni e le difficoltà della vita. Diciamo che (nonostante
abbia appena finito di pranzare), forse non riuscirei a dire di no ad una bella porzione di calamari fritti, gamberi cotti alla brace, o ad una zuppa di cozze.

D – Il tuo percorso artistico è stato davvero lungo, tante esperienze musicali e viaggi legati a queste ultime. Se dovessi sceglierne uno in particolare anche non legato per forza a una serata importante quale ricorderesti con piu piacere e perchè?

B – Credimi se ti dico che è davvero difficile sceglierne solo una, sopratutto quando vivi il tuo sogno, quando è viva ancora la passione, quando tutto diventa “missione” e quando costantemente l’emozione di calpestare un palco di fa ancora tremare le gambe. Potrei dirti che, giustificato dal fatto che ormai la mia memoria è andata un po in fumo (..anzi in weeda), ancora oggi è viva la gioia e la gratitudine per essere stati scelti come rappresentanti della scena reggae in Italia nella scorsa edizione del “Rototom Sunsplash Festival” in Spagna e poter condividere il palco con tutti i miei “miticome Giuliano Palma, Bunna, Africa Unite, Rais etc etc..

D – Abbiamo avuto modo di notare, in questo periodo soprattutto, quanto la moda si sia radicata, e abbia preso sempre più spazio nel mondo della musica indistintamente dall’ ondata di musica Trap, quale pensi sia il connubio fra la moda e la musica e cosa ti piace indossare e perchè?

B – In verità non ho mai seguito le mode, ma penso che il connubbio se lo si vuole proprio trovare andrebbe ricertato nella odierna società. Una continua rincorsa all’apparire, in continuo conflitto e in competizione non si capisce con chi, dove tutto pare sfuggire via, dove tutto ormai dura poco. Una maniacale voglia di far trasparire la ricchezza materiale e la falsa felicità. Mi è sempre piaciuto indossare qualcosa di comodo, jeans largo, camicie, felpe, maglioni e scarpe da skate. Qualcosa che un po mi sempre rappresentato, da portare a testa alta e che mi rendesse un pochino differente dagli altri.

D – Cosa pensi della connessione fra il mondo del reggae e la cultura Hip Hop?

B – Penso che sia una delle connessioni più massicce e naturali che ci siano. Nascono tutti e due in ceti sociali bassi, per denunciare e dare voce ai più deboli. Sono cresciuto nel periodo “posse italiane” e da piccolo iniziai proprio a scrivere i miei primi pezzi in rima su basi hip hop, poi dopo conobbi la musica e cultura reggae.

D – Avresti qualche news da dirci in anteprima in vista di qualche tuo nuovo progetto, per i nostri amici che seguono DirtyQuestions?

B – Chiaro che si, a brevissimo uscirà un nuovissimo primo singolo dei Train To Roots che anticiperà il nostro nuovo album e di sicuro spaccherà i culi e renderà molto felici gli amanti della roots reggae music.

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